Legge regionale sul neurosviluppo | Il commento delle associazioni

Pubblichiamo il comunicato stampa integrale a firma dei Presidenti Daniele Romano (FederHand Fish Campania), Massimo Micco (ADHD AIFA Campania) e Claudia Nicchiniello (ANGSA Campania) a proposito della legge regionale 26/2017 del neurosviluppo.

Il consiglio dei ministri del Governo italiano, nella seduta del 22 Novembre 2017, ha impugnato la recente legge regionale della Campania n 26 del 28/09/2017 recante “Organizzazione dei servizi a favore delle persone in età evolutiva con disturbi del neurosviluppo e patologie neuropsichiatriche e delle persone con disturbi dello spettro autistico”.

I presidenti di FISH Campania (Daniele Romano), AIFA Campania (Massimo Micco) e ANGSA Campania (Claudia Nicchiniello), in qualità di rappresentanti legali di associazioni di familiari e di persone con disabilità e che soffrono di ADHD (disturbo da deficit di Attenzione/Iperattività) e di Autismo e degli altri disturbi del neurosviluppo, apprendono con molto disappunto questa notizia, dopo neanche 2 mesi dalla approvazione di una legge che aveva portato a riaccendere una speranza in tante famiglie.

Quella di poter dare un futuro, il più sereno possibile ai nostri figli ed alle persone sofferenti di tali neuropatologie.

Una legge che si sperava e si spera ancora di più, possa portare a soluzione gli atavici problemi di cui soffre il servizio sanitario regionale pubblico della Campania nell’ambito della salute mentale (età evolutiva ed adulta), per l’insufficienza dei centri di diagnosi di tali neuropatologie e quindi soprattutto per l’assenza di capacità diagnostica diffusa sul territorio con conseguenti lunghe liste di attesa nei pochissimi centri specialistici e con ovvi ritardi negli interventi terapeutici dei pazienti.

La speranza che si continua ad alimentare è che questa legge possa proseguire il suo iter per consentire una presa in carico dei nostri figli e che si giunga alla definizione di percorsi di appropriatezza terapeutica, rendendo disponibili quegli interventi (principalmente ad orientamento cognitivo-comportamentali) oggi assenti nel servizio sanitario pubblico, pur esistendo una spesa di riabilitazione di sola “logopedia e psicomotricità”, interventi peraltro non contemplati dalle linee guida nazionali di riferimento e quindi, a nostro avviso, con un grosso problema di in-appropriatezza della spesa sanitaria oggi esistente.

Non da meno, è la questione dei percorsi di transizione dalla salute mentale dall’età evolutiva a quella degli adulti, ad oggi assolutamente assenti.

Come rappresentanti di associazioni, da tempo, denunciamo una situazione di bisogni di cura insoddisfatti e riteniamo che con questa legge, oltre ad individuare la regione Campania tra le prime regioni d’Italia ad averla varata, siano stati messi i presupposti per affrontare buona parte delle problematiche in essere, anche quella di superare una visione parcellizzata e settoriale degli interventi, affrontando la questione dei servizi da rendere disponibili per tutte le patologie del neurosviluppo, sul cui tema lo stesso Istituto Superiore di Sanità si sta muovendo a livello nazionale.

Una legge, la 26/2017, che si pone l’obiettivo di affrontare la problematica mancanza di uniformità dei percorsi diagnostici tra ASL e ASL e tra distretti e distretti, cosi come la carente formazione dei clinici nel diagnosticare e trattare i disturbi del neurosviluppo.
Una situazione regionale nota per essere altamente deficitaria in servizi appropriati e la cui attuale debolezza organizzativa e professionale del servizio pubblico di salute mentale porta le famiglie anche ad una massiva migrazione sanitaria nelle regioni limitrofe per una diagnosi di neuropsichiatria infantile e di psichiatria, con un ulteriore aggravio di spesa pubblica, di cui il governo stesso chiede alla Campania di rientrare.

Sorprende pertanto l’impugnazione fatta dal consiglio dei ministri della legge regionale campana sulle patologie del neurosviluppo, nella misura in cui vuole avere lo specifico intento di risponde proprio alle richieste del Governo ed a quelle della Conferenza Stato-Regioni, che “hanno previsto per le regioni interessate l’obbligo di procedere, in presenza di situazioni di squilibrio economico finanziario, ad una ricognizione delle cause ed alla conseguente elaborazione di un programma operativo di riorganizzazione, di riqualificazione o di potenziamento del Servizio Sanitario Regionale”, mirando a rafforzare l’attuale debolezza organizzativa e professionale dentro i servizi pubblici di salute mentale (neuropsichiatria infantile e psichiatria) nei processi di assistenza e nel percorso di transizione dall’età evolutiva a quella adulta.

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