Legge Caregiver passo avanti importante ora superare le criticità
L’approvazione in Consiglio dei Ministri della recente legge sui caregiver familiari rappresenta indubbiamente un passo avanti e un elemento di chiarezza nella definizione della mappa dei diritti delle persone con disabilità e dei loro assistenti. Si tratta di un provvedimento atteso, che riconosce formalmente il ruolo cruciale svolto da coloro che si dedicano all’assistenza dei propri cari con disabilità gravi o non autosufficienza.
Tuttavia, l’entusiasmo per questo traguardo è mitigato da profonde riserve. La riforma, pur ponendo le basi per un riconoscimento normativo, sembra partire con il “freno tirato”, evidenziando fin da subito diverse criticità. La più impellente e strutturale è senza dubbio la drammatica carenza di risorse economiche dedicate. Come già sottolineato in sede di confronto tecnico con i rappresentanti ministeriali, vi è il serio rischio che il testo legislativo, pur lodevole nelle intenzioni, si riduca de facto a una mera “dichiarazione di principio”. Se non adeguatamente finanziata, la legge non potrà tradursi in misure concrete ed esigibili, lasciando irrisolti i problemi quotidiani delle famiglie coinvolte.
Per fare in modo che questa legge non resti lettera morta ma diventi realmente efficace e capace di incidere sulla vita delle persone, è necessario un impegno ben più gravoso. L’obiettivo primario deve essere quello di assicurare che la norma produca un cambiamento tangibile e significativo per le famiglie. Coloro che assistono i propri figli con disabilità, spesso rinunciando al lavoro e sobbarcandosi un carico assistenziale ed emotivo enorme, stanno di fatto supplendo a una funzione che, in una società civile, dovrebbe essere garantita e sostenuta dalla comunità e dalle istituzioni.
Il sacrificio di questi caregiver – che spesso vivono in uno stato di isolamento e di precarietà economica – è la prova lampante di un welfare statale ancora insufficiente. Riconoscere il loro ruolo senza fornire strumenti e supporti economici adeguati significa perpetuare una delega di responsabilità iniqua e insostenibile. La legge deve rappresentare il punto di non ritorno, affermando in modo chiaro che il sistema non può più permettersi di ignorare o scaricare sulle singole famiglie l’onere dell’assistenza.
In ogni caso, un dato è certo: non si torna indietro. L’Associazione Nazionale Genitori Persone con Autismo (Angsa) ribadisce il suo impegno e continuerà a esercitare la propria funzione propositiva e di vigilanza, partecipando attivamente al dibattito pubblico e istituzionale per tentare di migliorare la legge nel corso del suo iter parlamentare.

